SENSO E DISSENSO PATAFISICI

Fino all’occultazione del CD’P
INTERVISTA A TANIA LORANDI (parte II)

Fotografia monica jornet

di Monica Jornet

15 HAHA 145 dell’E.P. (20 ottobre 2017 volgare).

Tania Lorandi: sei la Provveditrice Rogatrice Generale del “Collage de ’Pataphysique (Centro di Ricerca, Studi e Diffusione della ’Patafisica, Sovere), artista pittrice-scultrice-scrittrice, ricercatrice nel campo dell’immaginario, curatrice di mostre e direttrice della rivista “Quaderno” delle Edizioni del CD’P.

Tania Sofia Lorandi e Monica Jornet, foto Hervé Mazzocut

Sappiate bene che “la nostra è un’associazione liberamente fortuita”, proprio come l’Institutum Pataphysicum Mediolanense. Una “micizia” insomma. Questa intervista non è altro che la continuazione di un’ Achiacchierata in riva al lago d’Iseo (da Tania): la prossima sarà in riva al lago d’Averno (da me).

MERDRA, va detto subito cos’è la ’Patafisica: “La Patafisica studierà quindi le leggi che reggono le eccezioni e spiegherà l’universo supplementare alla metafisica, cioè che si sovrappone alla metafisica. Quanto meno o meno ambiziosamente, descriverà un universo che tutti noi possiamo vedere o dovremmo vedere, sostituendo la nostra visione e percezione tradizionale delle cose con questo nuovo punto di vista con questi nuovi input che la Patafisica può fornirci. Infatti, nell’universo noi possiamo vedere una serie di fenomeni coordinati, ma possiamo anche vedere una serie di paradossi o di eccezioni e possiamo scorgere dei fatti accidentali i quali, a loro volta, si riducono a eccezioni più eccezionali delle altre e che costituiscono delle singolarità; da ciò deriva un’altra legge secondo la quale la Patafisica, benché si parli sempre in termini generali, si occupa del particolare, del singolare, dell’individuo e si considera dissennato in sede patafisica voler riassumere tutti i comportamenti di ogni individuo in un paradigma, ad esempio di diritto o di statistica, che essendo un esempio generalizzato non può in alcun modo corrispondere alla unicità e alle eccezionalità di ogni singolo individuo e dei suoi peculiari comportamenti. L’individuo non è una massa, è un singolo!” (Enrico Baj)

“CORNAGIDUGLIA, SIA FATTO IL REGNO DI UBU !  TUTTI IN PISTA !”

Ubu è diventato un personaggio universale, come Don Chisciotte. Nel senso che la gente conosce Ubu prima ancora di sapere di Jarry: ha proprio una vita autonoma.

Sì, ha una vita autonoma. Ubu è arrivato in Francia alla fine dell’ottocento e trova ascolto perché è una marionetta talmente è schematico, talmente è semplice. Proprio perché il testo dell’Ubu Re è molto semplice trova il suo posto come se arrivasse il pezzo mancante di un puzzle. Ha tutte le credenziali per far capire come sta la società e Ubu dice: guardate che sta proprio tutto così, sta come quando una grandissima marionetta decide di fare quello che vuole di tutti, pure di uccidere la nobiltà, a Ubu non gliene frega niente, se vuole mette ognuno nella botola. Poi vuole prendere lui il potere ma non ci riesce e dunque se ne torna nella sua “dolce Francia”, nel suo castello di Mondragon. È anche un po’ patetico, il politico è sempre patetico. Ma poi il ‘900, con tutte le sue dittature, viene a dare consenso a questa figura di Ubu, l’immagine di un politico dittatore. Pensa che nella stampa, in Francia si possono trovare dei ritagli di giornale dove il dittatore del momento diventa l’Ubu di turno, ha preso proprio questa accezione qua. Io credo che Ubu sia arrivato nel momento giusto per far riflettere su tutti i dittatori che sarebbero arrivati dopo. Pero ha anche rivoluzionato il mondo del teatro, Ubu non è solo un fatto politico, è anche un fatto formale.

“Sistema elettrico di un nobile” Enrico Baj

Si completano la tua risposta e quella di Enrico Baj: “Perché è un personaggio unico nel suo genere che rappresenta l’eresia, la satira, la contestazione, la distruzione, se si vuole in una parola, del concetto di autoritarismo, talmente è goffa e ridicola, assurda, contraddittoria, paradossale la figura di questo truculento Ubu che ne vien fuori, indubitabilmente la più efficace derisione e la più grande merdrificazione del potere e della fede nel potere, assoluto per di più, come nel caso della monarchia”. Quindi, secondo te, sarebbe una denuncia della dittatura o potrebbe anche essere una denuncia del potere in generale? Baj pensa pure a chi ci governa: “Questa figura, con Ubu, è rappresentata a livello di bassezza, di ignoranza e di volgarità, di truculenza e di stupidaggine inverosimile: eppure noi abbiamo visto spesse volte i regnanti della terra imitarlo con grande spargimenti sangue e di cervello”.

Secondo me è una denuncia in generale del totalitarismo. Però, effettivamente, non bisogna dimenticare che nella Parigi post-simbolista, decadente, arriva questa figura nuova, dirompente anche a livello estetico, perché il modo in cui Jarry aveva concepito questo spettacolo rompeva gli schemi e rivoluzionava anche il teatro. Non è più il teatro simbolista di Ibsen, per fare un esempio, che Jarry stesso porta al Théâtre de l’Oeuvre (dove all’epoca sono passati tutti i grandi simbolisti)… Arriva questo qua che è veramente dirompente, non è una forma di “simbolismo classico” è una cosa totalmente nuova. Nello scandalo che fa, diventa famoso anche per questo…

Quando dice “Vedete, vedete i Benpensanti tremare”, intende benpensanti a tutti livelli?

È proprio l’immagine del borghese in sé, dello spirito borghese. Il benpensante è quello che è tenuto attaccato alla palla di piombo delle sue convenzioni, che sono quelle della “normalità”. Ma cosa vuol dire poi alla fine “normalità”? Quando Jarry inventa la ’Patafisica dice: guardate che bisogna rendere tutto sempre attuale, bisogna sempre rivedere, rileggere quel che è stato prima. Quando dice nell’Ubu incatenato: “finché non avremo distrutto tutte le rovine, non potremo proseguire” lui parla addirittura di sé stesso perché sta creando in Ubu incatenato un altro Ubu che è la controfigura del primo. Inizia il libro con questa citazione, e ci vuol dire di distruggete il primo Ubu,… distruggetelo perché ve n’è già un altro. Da anarchico perfetto Jarry è sempre nuovo, è sempre contemporaneo. Poi lui ti ribalta sempre un po’, ti fa credere ad una cosa e al suo esatto contrario e te lo fa bere giù benissimo, va giù che è una meraviglia perché Jarry, in quest’arte è un genio.

Quando in Ubu incatenato Jarry scrive “Siamo gli uomini liberi. Quindi dobbiamo disobbedire, pure alla verità”, a me fa pensare anche a una denuncia, forse del dogmatismo.

Ah… lui spara sempre in alto. Che poi alla fine non si capisce neanche se era religioso o no, lui che ha ricevuto l’estrema unzione due volte, lui che riempie le sue riviste di immagine di santi, ma poi scrive “La salita del Golgotà in bicicletta”…

E non potrebbe essere anche la denuncia del dogmatismo degli autoritari, dei marxisti? Bakunin ha rotto con la I’Internazionale e fonda l’Internazionale anti-autoritaria nel 1872, è quel contesto.

Penso che Jarry avesse l’intenzione di “attaccarsi” alla filosofia più che alla denuncia politica. Perché, chi studia la verità? Jarry interessandosi alla menzogna rivela di interessarsi alla “verità”. Quando dice che la ’Patafisica è aldilà della metafisica come la metafisica è aldilà della fisica, intacca Aristotele. Dice che è la fine della metafisica, cade l’idea di un dio, non c’è più un dio pensante che pensa l’essere umano. E’ l’essere umano a pensare sé stesso. Ni dieu ni maître.

Perché sai, questi uomini liberi che stanno facendo esercizi di disobbedienza in Ubu incatenato, sono veramente molto divertenti. Ma mi sono sempre chiesta: “Ma di chi si sta burlando?”

Il Dottor Ireneo Luigi Sandomir ha detto di Jarry “il nous a tous eus” (ci ha fregato tutti) perché Jarry ribalta le situazioni.

“Gazzetta” dei Dipartimenti del CD’P, n.3 (testo di Monica Jornet sulla grande tela di E. Baj: “I funerali dell’Anarchico Pinelli”)

Enrico Baj, anarchico e pittore dell’opera “I funerali dell’anarchico Pinelli”, diceva che “In fondo la Patafisica, come l’arte e come l’anarchia, difende il principio della libertà e della libertà esistenziale e raccomanda proprio l’immaginario della fantasia quale migliore arma di difesa per preservare almeno l’autonomia del nostro pensiero.” Per te c’è questo vincolo forte tra anarchia e patafisica?

Magari la ’Patafisica avesse mantenuto una dimensione rivoluzionaria. Per come la penso io, non essendoci più delle figure, dei personaggi o degli intellettuali di spessore… Insomma la ’Patafisica nasce con Jarry, quello che lui ha scritto l’abbiamo sotto gli occhi e non si può né aggiungere né togliere niente. Però se ci fermavamo lì… Prendiamo l’esempio di Voltaire e il suo Candide, pensa se si fosse creato un Collegio che si attenesse ai principi del maestro di Candide, Pangloss. Pangloss ha una famosa filosofia, quella contenuta nel libro stesso, nessuno ha avuto l’idea di fondare un Collegio con la filosofia e il pensiero di Pangloss. Cos’è rimasto? E guarda che il pensiero di Pangloss è una cosa bella tosta, ma è rimasto lì Pangloss con Candide come sarebbe rimasto Faustroll con il suo Bosse de Nage… se non fosse arrivato un genio, un filosofo di una portata immensa: il Dottor Sandomir. Pensa che leggeva e scriveva il greco e l’ebraico, il latino lo parlava correttamente, conosceva tutta la storia delle religioni… Capisce che Jarry a livello di pensiero filosofico, intuitivamente, da genio, ha anticipato un sacco di cose: l’esistenzialismo, il pensiero di Husserl e di Heidegger, la fenomenologia, e guarda che lì sotto sta ancora scorrendo la filosofia attuale. Sandomir adora “Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico e capisce l’importanza di questo testo. Ha la forza di pensiero per creare un Collegio e di dare lustro alla ’Patafisica come un’altro avrebbe potuto dare lustro al pensiero di Pangloss. Per di più l’ha difesa con acutezza e le ha creato dei pilastri che da sotto la sostenessero.

Perché se fosse stato solamente Ubu, non sarebbe stato sufficiente per creare un Collegio…

Esattamente! Non sarebbe stato sufficiente. Infatti il Collegio è basato su Faustroll, non su Ubu, anche se  lo riconosce ovviamente.

Ubu sarebbe la manifestazione artistica del pensiero di Jarry e Faustroll quella filosofica?

No, sono dei passaggi diversi della creazione letteraria di uno scrittore. Jarry ha un pensiero che si evolve passando da Ubu a Faustroll (ma non solo) e se fosse vissuto di più [è morto all’età di 34 anni] chi sa in che senso si sarebbe evoluto il suo pensiero. Però, ecco, nella struttura del Collegio il maestro in ’Patafisica, che sta nell’eternità sopra la Magnificenza (il rettore del Collegio), è il suo Curatore Inamovibile: Faustroll, lui che sta sopra Collège e anche Collage.

Con Faustroll ha espresso il pensiero, la teoria patafisica?

Anche non volendo fare un libro teorico, Jarry con il Faustroll delimita i contorni della ’Patafisica. Come nel suo testo che lo segue “Commentaire pratique à la construction de la machine pour explorer le temps”.

È interessante sapere perché si chiama Faustroll?

Ci sarebbero mille cose da dire, ma questa è carina perché è un aneddoto: Jarry si riuniva con gli amici in una dimora che il suo editore con la moglie avevano affittato a Corbeil (vicino a Parigi) e alla quale danno il nome “Le Phalanstère”, per discutere di pensiero, di filosofia, di letteratura e anche per mangiare e bere, ci sono pure delle belle foto di loro intavolati. Ed è lì, tra l’altro, che lui finisce di stendere il Faustroll. Sono tutti i frequentatori del “Mercure de France” e tra di loro si chiamano i troll.

Comunque, Ubu dice “La Patafisica è la scienza che abbiamo inventato perché ve n’era gran bisogno” quindi Jarry ne aveva già prima l’idea.

L’Ubu re, alla fine, non è stato scritto da Jarry, era un testo abbozzato collettivamente al liceo di Rennes e non si conoscono le modifiche apportate da Jarry al testo iniziale. La parola “Patafisica” nasce anche lei sui banchi del liceo di Rennes. Sai uno fa le cose e poi un’altro se ne appropria e poi viene dato per scontato che l’ha inventato quell’altro, il mondo va così. Le cose nascono, sono in evoluzione. In un passaggio di informazione tra me, te, l’altro, noi… e poi c’è quello che riesce a dargli una forma definitiva, che riesce al momento giusto a porlo su un piedistallo. Altrimenti? Resta lì chiuso in un libro come il nostro Pangloss. La gente deve assolutamente mettersi in testa il lavoro enorme che un uomo ha fatto con il Collegio.

Ho letto che Baj diceva la ’Patafisica gli era stata di aiuto. E a te?

“Le publicateur” del Collège de ‘Pataphysique, n.9

Domanda interessante. La parola aiuto… Prova a leggermi un po’ per farmi capire meglio…

“La scienza delle soluzioni immaginarie mi è stata di grande aiuto…  Incazzature, frustrazioni, incomprensioni, insoddisfazioni, persecuzioni burocratiche sono lì ad attenderti tutti i giorni. Dall’aria che respiri, alle scadenze contabili, alle multe, alle code, a quello che ti sorpassa anche in corsia di emergenza, alle discussioni familiari, tutto sembra congiurare verso la depressione, che si dice in pauroso aumento. Se speri di abolire il potere e il comando e di vivere in uno stato di anarchia, ne resti subito scoglionato.
[Tania ride],
perché ti ritrovi davanti ad un gran casino, quello che viviamo tutti i giorni subendo i comportamenti caotici e arbitrari della nostra società…. “Non entro nella sfera degli affetti dove, anche lì, certo non guasta una buona dose di Ubu… Tre supposte al giorno, dose media.”
[Ridiamo]
In un altro brano Baj scrive che la ’Patafisica è una “forma di resistenza all’oppressione in quanto tale”… “ritengo senz’altro che la Patafisica sia un sistema di resistenza psicologica. Diciamo che è un aiuto, un primo aiuto. Poi naturalmente dobbiamo costruirci delle difese, degli anticorpi”.

Resistenza psicologica. Non sono così legata a questo tipo di resistenza. Anch’io ho le mie idee sulla politica e non sono esattamente quelle che aveva Baj. Io ho anche molto in mente, forse perché ne sono stata toccata da molto giovane, tutto quello che riguarda l’ignoto. In ’Patafisica, l’irrealtà e la realtà sono due versi della stessa cosa, quando si comincia a ragionare, il reale diventa irreale e l’irreale diventa reale. Io sono molto legata a tutti i mondi paralleli, a tutto ciò che non si vede ma che esiste e che ci influenza.

Lui si riferiva sicuramente alla società malata, perché capitalistica.

Lui ha sempre un riferimento sociologico, ha studiato diritto quindi l’organizzazione della società e delle sue leggi gli sono molto chiare e non è d’accordo con molte cose… Io oltretutto non sono universitaria, non sono una “dottoressa” in niente, sono semplicemente un’artista e quando voglio fare un po’ di filosofia, sono autodidatta. Però ho delle mie convinzioni che si alimentano dalle mie forze interiori e io seguo quelle. Sono più legata all’aspetto virtuale, quando per esempio Jarry parla delle “convenzioni sul vedere”… Immaginiamo che le cose che vediamo sono così, invece ti hanno soltanto formattato a vederle così. Sono molto legata alla visione. Il mondo virtuale esiste tanto quanto l’altro ma non lo riconosciamo perché non ci hanno allenato a percepirlo. Mi sento vicina a questa fantascienza patafisica. Poi, certo, vivendo in un mondo traviato come questo, erano inevitabili dei miei accenni politici, che si possono leggere nei miei testi, però non sono una grande parlatrice di politica. Alla fin fine non me ne frega niente.

E, come Baj, non pensi nemmeno che la ’Patafisica possa portarci a soluzioni immaginarie per risolvere i nostri problemi ben reali o che si adatti “alla ricerca di una saggezza perseguita con serenità”?

Per me, le soluzioni immaginarie sono vere e proprie soluzioni legate all’immaginario. Poi, certo le soluzioni immaginarie sono tutte quante valide. Oggi a lezione ho avuto un piccolo problema con una sedia che in quattro e quattro otto ho sistemata con un filo di ferro e il ragazzino si è seduto lo stesso. Questa è una soluzione immaginaria, importante tanto quanto quella che sta su una tela piena di fronzoli. Io non credo sperdutamente nelle eccellenze: l’Arte! la Letteratura! la Musica! Sono tutte eccellenze ma che possono non voler dire niente. È chi le fa che conta. Come le fa e come le porta in giro. Proprio perché l’immaginario è legato alla fantasia e alla finzione uno riesce a metterli in atto. Su quale registro parlo? Quali livelli di pensiero riesco a fare comunicare tra di loro?

È l’idea di andare a cercare soluzioni che non sono soltanto quelle della logica e della scienza tradizionale?

“Giduglia”, foto di monica jornet

Infatti, non c’è nessuna scoperta senza l’intervento dell’immaginario. Jarry dice che “la” Patafisica è “la” scienza, non è “una” scienza ma la scienza che le contiene tutte. Non c’è scienza al di fuori dell’immaginario, la gente non se ne accorge e invece pensa che la scienza sia qualcosa di deterministico. No, invenzione, è creazione e viene anche sovente fuori da uno sbaglio. Bisogna dire alla gente: fai funzionare il tuo immaginario che è la cosa più importante! Ma loro vogliono fare i soldatini. Invece l’immaginario c’è sempre, ovunque anche se impalpabile…

In qualche modo, una soluzione ad un problema deve per forza essere immaginaria, perché tu te la devi inventare la soluzione a un problema (cioè un vero problema, mai risolto). Dunque la scienza è sempre Patafisica.

Duchamp diceva che “non ci sono soluzioni perché non ci sono problemi” aveva ovviamente ben letto Jarry.

“La Patafisica ti aiuta a riflettere meglio di altri sistemi di pensiero, perché ha qualcosa in più, perché include in sé il senso del paradosso, la valutazione dell’assurdo e il gusto dell’ironia”, sempre Baj.

Ho veramente dei grossi dubbi quando dicono che la ’Patafisica anticipa l’assurdo. È vero, ad un certo punto, un tale Eugène Ionesco inventa il teatro dell’assurdo e si riconosce debitore del teatro di Jarry. Ma da qui a dire che tutto quello che è assurdo è patafisico… è un grave errore! Altrimenti va a finire che tutto ciò che è in giro senza definizione formale (che è un bene) diventa ’Patafisica. Io non ci sto. La ’Patafisica è un nuovo accademismo? No, a me non va, a me non va assolutamente perché lì va a perdere il suo aspetto rivoluzionario. Se non è una rivoluzione costante, non mi interessa. Io sto chiusa in questo momento, con l’occultazione, per riflettere su queste cose: questo va detto perché è importante. E con questo riprendo anche un argomento già discusso nell’intervista: manca un personaggio che abbia spessore, che riesca a sostenere la ’Patafisica da sotto con i principi importanti e fondatori del nostro tempo. La ’Patafiscia è una “filosofia” attuale, ma quale filosofo la ama abbastanza? Chi? Non c’è! Allora, cosa sta facendo la Patafisica? Vive di rendite dal 1973, da quando è morto il fondatore! Bisogna leggere i testi di Sandomir, la sua ironia, come ti ribalta tutto, la scienza, il pensiero… ti sbatte tutto questo sempre in faccia. Non ne vedo uno che abbia questo spessore e la ’Patafisica, a mio umile avviso, si sta spegnendo.

“Rien”, foto monica jornet

Quindi stai dicendo che la ’Patafisica si sta spegnendo perché manca una figura, ma non solo per questo.

Vale per qualsiasi pensiero. Noi i pensieri li ridigeriamo sempre: il Rinascimento e l’umanesimo riprendono la cultura Latina e Greca, l’Illuminismo pure e li attualizza. Prendi il trompe-l’oeil: nasce nell’epoca barocca, è barocco, ma adesso ci sono street-artisti che fanno trompe-l’oeil per strada. Le cose devono essere attualizzate, altrimenti oggi rischiamo di fare dell’impressionismo dipingendo un quadrettino in riva al lago. A cosa serve? A niente! Molto meglio che allora mi metto davanti al camino a contemplare il fuoco.

Perché non diventi un manierismo…

Esatto. Non deve diventare una posa. Se la ’Patafisica deve diventare una posa, allora finisce che chi non sa cosa fare dalla sua vita, non sa cosa essere, non sa neanche bene come definirsi vede un astuccio vuoto e ci infila dentro la mano, come in un guanto. Il guanto è la ’Patafisica e io divento patafisica? A me questo non interessa. Il mio aspetto rivoluzionario è quello di essere nuova in ogni momento, di non adattarmi ad un contenitore predefinito… Voglio attualizzare, sentire l’aria del mio tempo e portarlo, se non nell’arte, ai miei amici, ai ragazzini a scuola. Non voglio fare per forza l’artista: non me ne frega niente.

Il rinnovamento è questo, l’aspetto creativo…

Presentazione de “L’estasi della neve” di Duccio Scheggi, con il Cavallo da Phynanza e Monica Jornet

Di cosa stiamo parlando tutti. È un momento particolare che ha le sue caratteristiche filosofiche.  Se la ’Patafisica non viene riattualizzata diventa un accademismo. Si continua a dipingere come il tizio in riva al lago che fa il quadrettino impressionista: non ha nessun interesse. Anzi, è un pericolo, perché dalla morte del Dottor Sandomir non c’è più nessuno in grado di darle una ventata di attualità.

Oltre al sapere, non si è perso anche questo spirito gioioso, irriverente e dissacrante che c’era? Non è diventato tutto troppo serio, nel senso che manca di fantasia?

Ci sono artisti che fanno i pittori e i letterati, sia nel Collegio che nei vari istituti. Ce ne sono anche che riescono a non prendersi troppo sul serio, ma manca sempre una posizione filosofica forte e attuale! Non è posto il problema né etico né estetico e sovente manca anche una riflessione sull’uomo e la sua posizione nei confronti del mondo e del pensiero. Si è ancora nell’ambito dell’applicazione. Uno dipinge, l’altro fa musica… ma molti in ambito patafisico vivono di rendita. Avranno anche fantasia, ma sfruttano molto bene la “Scienza delle soluzioni immaginarie” all’interno di un oramai accademismo nato nel 1948.

Forse adesso sono solo allievi?

Sono “applicatori”. La tecnica diventa posa. Diventa, come dicevi tu, un esercizio tecnico e di maniera. Io mi ritiro perché voglio riflettere e, magari, non fare mai più ’Patafisica.

Ti dedicherai forse di più alla tua arte? Ma secondo me, sarà sempre patafisica: impossibile che non lo sia.

Mi voglio lasciare anche la libertà di pensare che non sia così. [Ride.]

Immagini di uscire un giorno dall’occultazione?

In sede al Collage de’ Pataphysique, foto di monica jornet

Non lo so. Devo pensarci. Ho bisogno di occupami di me stessa, perché occuparmi del Collage ha significato occupami delle persone, dell’arte fatto dalle altre persone. Invitavo gente di qua e di là, ad esempio per la partecipazione ad un libro. Oltre a dover essere una bella pubblicazione in grado di divulgare e rappresentare gli studi e il pensiero del Collage, era anche un continuo lavorare per gli altri sulla ’Patafisica. Io adesso voglio lavorare con me stessa per me stessa sulle mie cose. Mi sono stufata perché gli italiani sono i peggiori individualisti fra tutti gli europei: non sanno cos’è il lavoro collettivo. Questa insofferenza fa sicuramente parte del mio lato belga. Ma vedo che l’italiano non fa una grinza se un altro sgobba per lui. Per 28 anni mi sono trovata a correggere testi non presentabili… improponibili non tanto per la forma, quanto per i contenuti. Dovevo aggiustare tutto, starci dietro settimana e settimane per arrivare a dei testi all’altezza di quelli proposti dal Collegio, cercando pure di non rovinare miriade di piccoli ego. C’è anche chi si è offeso, sai, che se l’è legata al dito… Se devo sgobbare come una matta e per di più non essere capita, allora, guarda, piuttosto faccio l’eremita.

 

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Monica Jornet è nata a Parigi da famiglia spagnola, Laureata in Letteratura e Lingua spagnola alla Sorbona (Ecole Normale Supérieure, Agrégation, Chaire Supérieure au Lycée Henri-IV, Paris). Vive a Napoli, nel rione Sanità, una felicità che ricambia con tanti impegni, politici (Gruppo Errico Malatesta della Federazione Anarchica Italiana – Napoli), sociali (Scugnizzo Liberato, Comitati di quartiere, Casa delle Donne ecc.), culturali (Persona libro, ecc.). Collabora a Umanità Nova, il settimanale anarchico, e pubblica traduzioni per diffondere l’Idea. L’arte è per lei il valore supremo. È socia del Collège de ’Pataphysique.

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